Il Rocky umbro

“Ritratti” racconta i protagonisti dello sport regionale.

di Nicola Mucci

La fronte e la schiena imperlate di microscopiche goccioline di sudore. La palestra che rimbomba di quei colpi assestati con tutta la forza che ha in corpo. Un gancio, un jab, un diretto, un montante. E poi ancora. E ancora. Fino a sentire i muscoli delle braccia far tanto male da non riuscire quasi più a sollevarle. È un martedì pomeriggio. Uno come tanti altri. Un pomeriggio di allenamento e di sudore. In Tv, in quegli anni, spopola l’epopea di Rocky Balboa, il pugile italo-americano che, armato di un’incrollabile forza di volontà e sulle note di Gonna Fly Now, si allena in mezzo alla neve piuttosto che inseguendo una gallina, pur di scalare l’olimpo della boxe mondiale e di cambiare il suo destino in perfetto stile sogno americano.

Sono gli stessi anni in cui lontano dalla finzione cinematografica, prende avvio la carriera di uno dei più importanti pugili italiani, l’umbro Gianfranco Rosi. Il debutto sul ring professionistico agli inizi degli anni ’80, la cintura di campione d’Italia dei pesi welter conquistata nella sua Perugia il 16 aprile 1982.

E come il celebre Rocky di Sylvester Stallone sfida Apollo Creed e Ivan Drago, anche il pugile nativo di Assisi sale uno dopo l’altro i gradini che lo portano a conquistare, tra gli altri, il titolo di campione europeo dei pesi welter e a diventare campione nella categoria pesi superwelter WBC. Coraggio e generosità ne fanno uno dei migliori pugili a livello mondiale a cavallo tra gli anni ’80 e i ’90 tanto da riuscire a conquistare, ad Atlantic City nel 1989, anche il titolo di campione del mondo IBF dei pesi superwelter contro l’americano Van Horn. Una vera e propria impresa riuscita prima di lui, nel paese a stelle e strisce, solo a Carnera e Benvenuti. Un successo che difenderà vittoriosamente per ben undici incontri consecutivi fino al 17 settembre 1994, sconfitto da Vincent Pettway nella sfavillante cornice di Las Vegas.

Il colpo, però, non è di quelli che riescono a mandare al tappeto un pugile come Rosi che si rialza per giocarsi, nel ’97 a Liverpool, il titolo mondiale WBO. Il match non va come sperato e per il boxer umbro è un po’ il canto del cigno. Da quel momento in avanti si sarebbe dedicato alla formazione e alla crescita dei giovani pugili. Ma il richiamo del ring è troppo forte. Come il Rocky di Stallone, anche Rosi è uno che non ama arrendersi e, sotto la bandiera croata, incrocia ancora i guantoni fino al 2006, a San Marino contro Roselia. Più forte dell’età, con il coraggio e la determinazione di chi ha saputo scrivere la storia del pugilato italiano e mondiale. Proprio come il Rocky Balboa da Oscar di Stallone.  E sempre sulle note di Gonna Fly Now per realizzare un sogno. Quello di un grande campione.

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