Il morso del Cobra

“Ritratti” racconta i protagonisti dello sport regionale.

“Ritratti” racconta i protagonisti dello sport regionale.

di Nicola Mucci

L’erba tagliata di fresco. Il caldo di inizio estate. La voglia di mare e di vacanze nell’aria. Ma non per tutti. Di certo non per chi è seduto sugli spalti dello stadio di Reggio Emilia, in quell’assolato pomeriggio di giugno. Di certo, non per i ventidue uomini in campo, pronti a darsi battaglia per un pezzetto di paradiso, chiamato serie A. Noccioline e aranciata in attesa del grande evento. C’è chi si mangiucchia le unghie, chi si perde nel mare di bandiere e magliette colorate, chi rievoca precedenti storici nella speranza che siano di buon augurio per la squadra del cuore. Non bastano i canonici novanta minuti per stabilire chi, tra Perugia e Torino, meriti di strappare l’ultimo biglietto utile per la massima serie del campionato italiano. Non bastano neppure i tempi supplementari. La lotteria dei rigori sa essere eccitante, ma spietata. Uno, due, tre. Il cuore che batte forte, il fiato sospeso, la rete che si gonfia dopo ogni tiro. E poi, il rumore sordo del palo. La palla che schizza via, le mani sulla fronte. Il rigore finale, l’ultimo della spietata lotteria, nei piedi (e nel cuore) di Sandro Tovalieri, bomber di razza, per tutti il “Cobra”, perché in area di rigore sa essere letale proprio come il celebre e fulmineo serpente. Non lascia scampo. E non lo fa neppure questa volta. La rincorsa, il tiro, il vano tuffo del portiere e la rete che si gonfia ancora una volta. L’ultima. Poi, la corsa verso i tifosi, quelli vestiti di bianco e di rosso, e l’urlo liberatorio per una vittoria a lungo agognata, a lungo sperata, dopo una riconcorsa memorabile. Il 21 giugno 1998 resterà impresso per sempre nella memoria di Tovalieri e dei tifosi del Perugia. Quel gol, quel rigore sono la ciliegina sulla torta della carriera di uno dei bomber più prolifici del panorama calcistico nazionale.

All’ombra dell’Arco Etrusco, Tovalieri approda nel novembre del 1997 dalla Sampdoria. Quasi 150 gol con le casacche, tra le altre, di Roma, Pescara, Arezzo, Avellino, Ancona, Bari, Atalanta, Reggiana e Cagliari. Un Torneo di Viareggio e una Coppa Italia in bacheca conquistati con la maglia giallorossa della Roma, la società in cui ha mosso i primi passi. L’arrivo in biancorosso con l’obiettivo di compiere un’impresa quasi disperata. Quella di riagguantare una serie A che, ad un certo punto della stagione, sembra poco più di un miraggio. Ma quel miraggio si trasforma in realtà in quel pomeriggio di giugno in cui Tovalieri dapprima segna il gol del vantaggio umbro nei tempi regolamentari (ripreso dal granata Ferrante) e, poi, mette il suo sigillo infilando il pallone sulla destra della porta difesa da Bucci. La freddezza e la calma dei grandi bomber. Undici metri che valgono molto più di un semplice calcio di rigore. Che valgono un’emozione e una gioia che solo lo sport sanno regalare. A una città intera.

Sandro Tovalieri, il "Cobra" con la maglia del Perugia (foto Archivio Sportumbria)
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