Il campione della terra rossa

“Ritratti” racconta i protagonisti dello sport regionale.

“Ritratti” racconta i protagonisti dello sport regionale.

di Nicola Mucci

La terra rossa s’incolla alla suola delle scarpe e si mescola al sudore. Dritto, rovescio, volée e servizio. Il rumore sordo della pallina che colpisce le corde della racchetta. Un tiro finisce a rete, un altro oltre la linea bianca. Ma non importa. Tutt’attorno è silenzio. Il profilo del centro storico, con la sua storia millenaria, sembra vegliare su quel ragazzo dai capelli scuri che porta un nome piuttosto diffuso da queste parti, quello di Francesco, come il santo di Assisi, città che dista solo pochi chilometri da quei campi di terra rossa quasi nel cuore della sua Perugia.

Un dritto e un rovescio, un servizio e una volée ed eccolo lì, Francesco Cancellotti, pronto a scalare il ranking del tennis nazionale e internazionale, di quel gioco evoluzione della pallacorda e codificato per la prima volta dagli inglesi nella seconda metà dell’800. Il talento del campione umbro trionfa nel 1983 a Galatina e, subito dopo, a Napoli, assicurandosi i campionati italiani assoluti, superando in finale Paolo Canè. Ma è solo l’inizio. A Casablanca conquista l’oro nei Giochi del Mediterraneo e, un anno dopo, agli Internazionali d’Italia raggiunge i quarti dopo aver avuto la meglio anche sullo svedese Mats Wilander, all’epoca numero 4 della classifica mondiale. Taglia il traguardo degli ottavi di finale al Roland Garros, risultato bissato pure l’anno successivo quando viene fermato solo da una leggenda come il fuoriclasse americano Jimmy Connors più volte vincitore, tra gli altri, di Australian Open, Wimbledon e US Open. Nel 1984, trionfa a Firenze e poi nei Campionati Internazionali di Sicilia. Un anno più tardi raggiunge il numero 21 della classifica ATP. Sono gli anni di Ivan Lendl e John McEnroe, quelli di un tennis che sforna campioni e infiamma i cuori degli appassionati, dalla terra rossa di Parigi ai prati verdi di Wimbledon. E anche l’Umbria ha i suoi, di eroi, che portano i nomi di Michele Fioroni, olimpionico a Los Angeles nel 1984, e per l’appunto, di Francesco Cancellotti che, nel 1989, a Forest Hills sconfigge di nuovo Wilander, nel frattempo salito sul secondo gradino della classifica mondiale. La corsa del tennista perugino si fermerà solo agli ottavi di finale. Specialista della terra rossa, Cancellotti conquista cinque vittorie in Coppa Davis e resta per oltre 90 settimane al numero 1 in Italia.

All’ombra della Fontana Maggiore, tra un rovescio e una volée, un ragazzo continua a colpire con tutta la forza che ha quella pallina gialla e a mandarla oltre la rete, con le scarpe sporche di terra rossa e sognando di sfidare un giorno i grandi campioni del tennis, i cui poster ricoprono le pareti della sua cameretta. Il suo nome è Francesco.

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