Anime rock, Volume Tre – Lo show

Un libro che è lo stesso autore a raccontarci, a partire dalla sua passione per la poesia.

L’ultimo lavoro di una fortunata trilogia opera del poeta e scrittore di Bastia Umbra, Giampaolo Bellucci.

di Nicola Mucci

La battuta di un film con Jack Black di qualche anno fa recita che la cosa più importante per una rock band è lo show. Lo stesso show che viene evocato nel titolo del terzo volume di “Anime rock, Volume Tre – Lo show” (Ensemble Editore), ultimo lavoro di una fortunata trilogia opera del poeta e scrittore di Bastia Umbra, Giampaolo Bellucci. La raccolta di 44 poesie, preceduta dalla prefazione di Mauro Mela e chiusa dagli appunti di lettura di Luigi M. Reale, è fatta di versi appassionati che esplorano l’interiorità umana, svelandone debolezze e contraddizioni con la stessa efficacia di un assolo di chitarra elettrica o di un colpo di batteria. Da “Lo show” a “Quasi Natale”, passando per “Giorni scuri” e “I primi della classe”, Bellucci non ha paura di guardare in faccia le paure (“Ho paura di invecchiare”) così come di alzare lo sguardo verso il mondo che lo circonda (“Pensa”, “Renzino & Silvia”), suggerendo spunti di riflessioni con un linguaggio semplice e diretto. “Anime rock, Volume Tre – Lo show” chiude la trilogia composta anche da “Anime rock, Volume Uno – Ventisette” e “Anime rock, Volume Due – Amore e Anarchia”, tutti editi da Ensemble. Un libro da leggere e rileggere più volte, senza fretta, proprio come qualche anno fa si faceva ascoltando un disco di Bob Dylan o dei Pink Floyd. Un libro che è lo stesso autore a raccontarci, a partire dalla sua passione per la poesia.

Credo che la mia passione sia per così dire innata. – spiega lo scrittore umbro – I miei versi nascono quasi da soli. Li sento salire alla mente e, allora, devo scriverli subito per non perderli perché poi non tornano più. L’ispirazione può nascere in qualsiasi momento, da qualsiasi cosa. Basta cercarsi dentro e guardare il mondo con gli occhi dell’anima.

Il tuo ultimo lavoro porta un sottotitolo piuttosto evocativo: lo show. Qual è la ragione di questa scelta?

Lo Show è anche il titolo della poesia che apre il libro e racconta della voglia di apparire e di emergere ad ogni costo, della spettacolarizzazione di ogni cosa, dell’importanza di entrare a far parte di un mondo di lustrini e paillettes. Il mio intento era quello di mettere in evidenza un mondo strumentalizzato, mentre io sono tutt’altro: timido e riservato.

I tuoi versi parlano anche di paure e di libertà, sanno donare uno sguardo diverso sulla vita e su chi soffre.

La mia è una poesia realistica e mi soffermo sulle problematiche che chiunque potrebbe incontrare nella vita. Parlo spesso degli ultimi, delle persone messe ai margini della società. E poi racconto le mie paure che sono le stesse di ognuno di noi. In fondo, chi è che non ne ha?

Sono già quattordici i lavori dati alla stampa dal 2009 ad oggi, compreso il recentissimo “Ladròn de palabras” (“Ladro di parole”) pubblicato dalla casa editrice sudamericana Papel Y Làpiz. Qual è quello a cui sei più affezionato?

È “Il treno dei pensieri” (Albatros – Il Filo Ed., 2009), ovvero la mia prima silloge poetica. Da anni, tenevo tutte queste poesie chiuse nel classico cassetto finché non mi sono deciso a farle leggere a un’amica, che mi ha poi convinto a pubblicarle. Così è cominciato tutto e un bel giorno, con mia grande sorpresa, mi è arrivata una telefonata. Era il grande Antonio Carlo Ponti che era rimasto molto colpito dal mio libro e, subito dopo, ha scritto un bellissimo articolo a riguardo.

Chi è il tuo poeta di riferimento?

Non ne ho uno di preciso. Ma se dovessi scegliere, allora ti direi Giorgio Caproni a cui mi sento di somigliare almeno un pochino. Dal momento, però, che ho scritto una trilogia intitolata “Anime rock” non posso non citare quelli che per me sono dei veri poeti: Jim Morrison, Patti Smith, Bob Dylan e Lou Reed.

Il mondo moderno, sempre più immerso nella tecnologia, sembra lontano anni luce da versi e rime. C’è ancora spazio, secondo te, per la poesia?

La poesia, purtroppo, è diventata un genere di nicchia. Ma solo la poesia ha il potere di risvegliare la nostra anima, di farci assaporare quella bellezza cui la frenesia della vita moderna vorrebbe strapparci.

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