Un campione d’altri tempi

“Ritratti” racconta i protagonisti dello sport regionale.

“Ritratti” racconta i protagonisti dello sport regionale.

di Nicola Mucci

Le immagini sono in bianco e nero. I ciclisti si muovono veloci nelle pellicole di un’Italia di un’altra epoca. Uno spicchio d’arancia basta e avanza a reidratare e rifocillare gli atleti mentre vanno in fuga, assestando una pedalata dopo l’altra. Fatica, muscoli e sudore su per lo Stelvio e l’Izoard. Sono gli anni di Bartali e di Coppi, del dualismo su due ruote su strade fatte di fango e di polvere, che sa infiammare gli animi e i cuori di un paese attraversato dalla guerra. È un ciclismo eroico e di questi eroi, cantati anni più tardi dalle note pure di Paolo Conte e Francesco De Gregori, fa parte anche l’umbro Adolfo Leoni, nato a Gualdo Tadino proprio nel bel mezzo del primo conflitto mondiale. Ma in Umbria, a dire il vero, Leoni ci resterà poco per trasferirsi ancora ragazzo a Rieti dove, oggi, è visibile un monumento bronzeo che ne ricorda la figura e le imprese sportive.

Leoni è uno di quei ciclisti leggendari, velocista che nel 1937, a Copenaghen, vince il titolo di campione del mondo dilettanti davanti a Frode Sørensen, finito secondo. Passione, talento, fascino da vendere (sposerà la soprano Maria Luisa Cioni) ne fanno in breve uno dei migliori e più promettenti ciclisti italiani. L’impresa in terra di Danimarca non passa inosservata e un anno più tardi diventa professionista. Partecipa a ben nove giri d’Italia vincendo qualcosa come diciassette tappe. Mica uno scherzo. Il 1949 è il suo anno, l’anno in cui s’infila la maglia rosa e sembra non volerci rinunciare più: la difende per otto giorni di fila per lasciarla, proprio sul più bello, solo dopo la tappa da Cuneo a Pinerolo, di fronte agli attacchi di un certo Fausto Coppi che si mette dietro anche un’altra leggenda come Gino Bartali. Il giro, comunque, Leoni lo chiude al quarto posto e un anno più tardi vince una tappa anche al Tour de France, la seconda, quella da Metz a Liegi di ben 241 chilometri. Pedala veloce Adolfo e lo fa anche alla prestigiosa e classicissima Milano-Sanremo del 1942, dove trionfa. Per ben due volte finisce secondo al Giro di Lombardia (1939 e 1948), ma vince, tra gli altri, anche il Giro del Veneto, del Lazio, le Tre Valli Varesine, il Giro dell’Emilia e del Piemonte, nel 1949, precedendo in volata proprio Coppi e Fiorenzo Magni sul motovelodromo di Corso Casale a Torino. Poco tempo più tardi, alla fine del 1951, appende la bici al chiodo e si ritira dalle gare ufficiali.

Immagini in bianco e nero. Fotogrammi di un ciclismo epico. Borracce che passano da una mano all’altra, mentre qualcuno si stacca dal gruppo e prova ad attaccare la prossima salita o a tentare la fuga decisiva. Leoni pedala veloce, tanto veloce che sembra quasi volare sull’asfalto. Il trionfo e le braccia alzate al cielo. Una vita passata sulle due ruote. Una vita spentasi troppo presto, a soli 53 anni, per un infarto. Una vita consegnata alla leggenda. Campione d’una generazione d’eroi in bicicletta.

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