A San Mariano, il Judo come maestro di sport e di vita

L’ASD Budokan di San Mariano

L’obiettivo del judo è soprattutto formativo. Con i più piccoli si lavora a livello di gioco, aiutandoli a superare le loro piccole o grandi paure, mentre la parte agonistica è riservata ai grandi.

Foto di gruppo per l’ASD Budokan di San Mariano con l’Assessore allo Sport del Comune di Corciano Francesco Cocilovo

di Nicola Mucci – foto Michele Castellani

Sul tatami si sale a piedi nudi. È lì che aspettano indossando il tradizionale judogi bianco i ragazzi e le ragazze della scuola di judo, ASD Budokan di San Mariano, alle porte di Corciano. È lì che imparano le prese e le spettacolari cadute, il rispetto per l’avversario e a migliorare, allenamento dopo allenamento, aiutandosi l’uno con l’altro, sotto la guida del maestro Maurizio Varazi e degli insegnanti Luca Convito, Alessandro Varazi e Roberto Bistocchi. Mettere un piede sul tatami significa entrare a far parte di una storia che parte da lontano, dal Giappone di fine ‘800 e dal suo ideatore Jigoro Kano.

“La nostra associazione – spiega Convito, fondatore della scuola assieme a Varazi – ha da poco compiuto vent’anni di attività e conta quasi quaranta atleti dai cinque anni in su. L’obiettivo del judo è soprattutto formativo. Con i più piccoli si lavora a livello di gioco, aiutandoli a superare le loro piccole o grandi paure, mentre la parte agonistica è riservata ai grandi.”

L’inizio dell’allenamento è fissato per il tardo pomeriggio. I ragazzi arrivano alla spicciolata, lasciano le scarpe fuori dalla porta e indossano lo judogi, l’abito bianco simbolo di purezza della mente e dello spirito. Un’ora e mezza in cui ci s’immerge in una realtà che ha saputo mescolare elementi delle arti marziali con quelli dello sport. “I principi base – continua a spiegare Convito – sono rappresentati dal fatto che si progredisce insieme e non da soli e dall’imparare a fare un miglior uso dell’energia, ovvero apprendere come utilizzare la forza dell’altro per batterlo. Il judo è stato pensato come strumento per migliorarsi a livello sia fisico che mentale. In Italia in genere, si è diffuso a partire dai primi anni del ‘900, ma in maniera un po’ da autodidatti. Oggi, invece, c’è una grande attenzione per le metodologie d’allenamento che, nel tempo, si sono raffinate sempre di più.”

Si comincia con il ritsurei, il tradizionale inchino in piedi effettuato dai ragazzi con le mani lungo i fianchi. Spiega il maestro Varazi che, dopo averlo praticato, da oltre 25 anni si dedica all’insegnamento del judo: “Avevo abbandonato. A metà degli anni ’80, però, ho incontrato un maestro che per me è stato fondamentale e mi ha fatto capire l’importanza del judo. Per dieci anni ho studiato e ho viaggiato molto, prima di dedicarmi all’insegnamento. Ogni lezione è specifica per la fascia d’età corrispondente. Di solito, si parte con il riscaldamento muscolare, che può essere diverso a seconda degli esercizi che verranno eseguiti nel prosieguo, se in piedi o a terra. Poi, c’è una parte tecnica in cui vengono spiegati i movimenti, le combinazioni e le cadute. Segue una parte dedicata all’esercizio libero, in cui si mette in pratica quanto fatto durante il momento tecnico e un defaticamento finale.”

I ragazzi si afferrano facendo presa sullo judogi del compagno e poi si cimentano in cadute spettacolari che fanno sgranare gli occhi ai non addetti ai lavori. “Le prese, le kumi kata, e le cadute, le ukemi, – continua Varazi – rappresentano i fondamentali della disciplina. Ovviamente per imparare bene le cadute occorrono anni, ma questo evita di farsi male. Le cadute possono essere in tutte le direzioni: in avanti, frontali, indietro, laterali e con rotolamento.” Fuori dal tatami, i genitori attendono la fine dell’allenamento dei loro figli. La scelta di dedicarsi a questa disciplina di solito avviene attraverso il passaparola ma non con l’obiettivo di diventare necessariamente dei campioni. “Abbiamo agonisti di tutto rispetto – chiarisce il maestro – ma nessuno ci chiede di formare dei campioni. I nostri scopi sono altri. Fa parte del nostro modo di accogliere i ragazzi chiedere loro perché hanno scelto il judo e quali sono le loro aspettative e quelle dei genitori. Spesso, si pone l’accento sull’aspetto agonistico di questa disciplina ma, così facendo, si perde gran parte di quello che il judo rappresenta. I suoi obiettivi, infatti, sono quello di aiutare ad avere un fisico sano, lo studio della tecnica e la formazione morale. Non dimentichiamo che per praticare questa disciplina occorrono sempre due persone. Ciò significa che bisogna imparare a prestare attenzione all’altro, aiutandosi, e che si migliora se anche l’altro migliora. Tutti principi che poi si possono applicare anche nella vita di ogni giorno e fuori dalla palestra. I nostri ragazzi sono bravissimi: si rispettano e rispettano le regole.”

Tra gli atleti dell’ASD Budokan di San Mariano che si sono particolarmente distinti in questi ultimi anni, spiccano Gabriele Convito, piazzatosi al terzo posto ai campionati Nazionali UISP nel 2017, i successi sempre nel 2017 di Andres Salvador (primo posto) e Leonardo Taffini (secondo) e, soprattutto, quelli di Alessandro Varazi, il cui nutrito medagliere – che annovera anche l’attestato per meriti sportivi del CONI – fa bella mostra di sé su una delle pareti della scuola e che ci racconta lo stesso papà Maurizio: “È stato un atleta azzurro e si è cimentato in gare ufficiali di Kata di judo per la Federazione fino al 2019. Nell’ultima, a Malaga, è arrivato secondo dietro ovviamente ai soliti, imbattibili giapponesi.” Per arrivare al livello di Alessandro, però, la strada passa per diversi step di apprendimento che, spiega Luca Convito, “sono scanditi dai colori della cintura che, nella tradizione occidentale, vanno dal bianco al marrone, per poi arrivare fino alle nere.”

L’allenamento sta per concludersi. Due atleti si esibiscono in cadute frontali e laterali, voli che lasciano a bocca aperta il vostro cronista, invitato subito dopo a indossare anche lui il tradizionale judogi. Tra gli spettatori anche l’assessore al Comune di Corciano con delega allo sport, Francesco Cocilovo, che chiosa: “Come amministrazione puntiamo molto sullo sport. Nel nostro comune possiamo vantare ben quattro palazzetti e molte aree dedicate all’attività sportiva. L’obiettivo è di far conoscere sempre di più questo genere di realtà e di creare eventi ad hoc. Realtà che, come in questo caso, costituiscono una presenza importante con riflessi significativi per il benessere sia fisico che sociale della nostra comunità.”

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