In Umbria, c’è un calcio che regala emozioni

Ellera di Corciano (Pg), Stadio “Fioroni”

Focus sul campionato umbro Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale (DCPS) della FIGC

di Nicola Mucci – foto Michele Castellani

Nello spogliatoio c’è chi si allaccia le scarpette ancora sporche di fango dopo l’ultimo allenamento, chi si tira su i calzettoni, chi si scambia il cinque. C’è chi sogna un gol alla Cristiano Ronaldo, chi di fare la parata decisiva, chi semplicemente di prendere a calci quel pallone fatto di sogni, speranze, divertimento, di gioia di vivere e di stare insieme. È una giornata speciale per i ragazzi che partecipano al campionato umbro Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale (DCPS) della FIGC. Una giornata in cui, sul rettangolo verde dello stadio “Fioroni” di Ellera, alle porte di Corciano, possono dribblare, provare un pallonetto, un colpo di tacco, un tiro al volo. Una giornata di quel campionato che fino a poco più di un anno fa in Umbria non esisteva e che, ora, invece, è non solo una splendida realtà, ma molto di più.

Una storia che parte da lontano ma non troppo. Dalla vicina Toscana, da Pontedera per la precisione. E che inizia a raccontarci Armando Marcucci, oggi delegato regionale della FIGC per la DCPS, ieri dirigente dell’Ellera. “Abbiamo deciso di partecipare al campionato nel 2022. Nella nostra regione non c’era nulla di simile e così la Federazione ci propose, come Ellera, di partecipare a quello toscano o marchigiano. Scegliemmo per ragioni logistiche il primo ed è stata un’esperienza molto divertente, anche se impegnativa. Alla fine, i ragazzi sono arrivati secondi giocandosela contro squadre come Livorno e Fiorentina.

Armando Marcucci

Il campionato Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale, ex quarta categoria, è riservato a ragazzi e ragazze con disabilità e si gioca in sette contro sette in tempi da quindici minuti ciascuno. Un campionato che, oggi, è sbarcato anche in Umbria dove ha preso il via lo scorso 14 ottobre. Vi prendono parte Junior Castello Calcio, Ellera A e B, Nuova Alba, Superga 48, Bastia 1924 e Anthropos Civitanova Marche. Continua Marcucci: “Il nostro campionato da regionale è stato trasformato in interregionale con l’inserimento di una realtà di primo piano come l’Anthropos di Civitanova Marche e questo testimonia la qualità del gioco espresso. Al via della nuova stagione poi, ci sarà anche Terni. Quest’anno avremo due squadre che manderemo alle finali nazionali di maggio, a Tirrenia.

La risposta dei ragazzi in campo è sempre entusiasta e l’adrenalina è palpabile. “Ogni partita – spiega Marcucci – per loro è come una finale di Champions. Si sono allenati anche con quaranta gradi. Sono degli atleti a tutti gli effetti che vivono le stesse tensioni dei professionisti. Del resto, giocano un campionato vero e proprio, un campionato ufficiale della FIGC, organizzato seriamente, in cui si scende in campo per divertirsi e, perché no, pure per vincere.” Sulla stessa lunghezza d’onda è Francesco Boriosi, allenatore della squadra dell’Ellera A, che sottolinea: “I ragazzi s’impegnano tantissimo. Vogliono giocare tutti e rispondono in modo molto positivo. Le difficoltà non gli impediscono di dare sempre il massimo delle loro capacità e io cerco di spiegare loro le scelte e i movimenti che devono fare in campo. Si cerca di valorizzare ragazzi che possono fare sport a un ottimo livello. Il nostro obiettivo di quest’anno poi, è quello di arrivare alle fasi nazionali.” Entusiasmo, voglia di mettersi in gioco, impegno sono gli ingredienti di un campionato in crescita, all’avanguardia a livello europeo che, partita dopo partita, strappa sempre più consensi e cattura sempre maggiore interesse. Spiega il delegato della Federazione, Marcucci: “In passato anche l’UEFA ha premiato più volte la FIGC per aver organizzato questo campionato. Siamo gli unici a farlo e la stessa UEFA ha addirittura deciso di avviare una sperimentazione a livello europeo prendendoci come esempio.” Un entusiasmo contagioso che, inevitabilmente, ha coinvolto anche le famiglie degli atleti. “All’inizio – riprende Marcucci – c’è stata qualche difficoltà a ottenere la fiducia dei genitori e a reperire ragazzi che volessero giocare. Ma è lo stesso problema che hanno incontrato anche società blasonate come Juve, Milan, Monza o Reggiana. Ma la fiducia si conquista con il tempo e con la serietà del progetto e, ora, siamo diventati un punto di riferimento”.

E così dopo un gol, un tiro all’incrocio e una discesa lungo la fascia, al triplice fischio dell’arbitro c’è spazio anche per il terzo tempo, un momento per stare insieme e socializzare. “È un momento molto importante. – spiega Boriosi – Si mangia tutti insieme e molte famiglie si adoperano in questo senso. È un’occasione per stringere amicizie.” I benefici, come sempre avviene nello sport, sono evidenti per tutti e hanno dei riflessi sui ragazzi a trecentosessanta gradi, anche fuori dal rettangolo verde. Racconta Stefania Migliorati, dirigente accompagnatore del Bastia: “Attraverso la pratica dello sport, i ragazzi hanno riportato benefici anche nella quotidianità. Si tratta di un benessere psico-fisico che riguarda tutta la loro vita. Per me, loro rappresentano una continua gioia e accompagnarli alle partite e agli allenamenti, il mercoledì, è sempre bellissimo. Li abbiamo coinvolti in tante attività e fanno parte del Bastia calcio al cento per cento.” Un’attività a costo zero per i ragazzi e le famiglie, grazie all’impegno di volontari, società e Federazione. “Stiamo pubblicizzando – continua Migliorati – sempre più questo progetto che per i ragazzi è gratuito. Hanno solo l’impegno di essere presenti ed è un’esperienza molto positiva, nell’ambito della quale possono frequentare un ambiente sano e vorremmo che sempre più ragazzi vi partecipassero.

Non manca l’impegno di associazioni e istituzioni, da subito schierate a favore del progetto. “Abbiamo avuto l’appoggio incondizionato – sottolinea Marcucci – della Regione nella persona dell’assessore Coletto, del Comune di Corciano e di quello di Perugia, nella persona dell’assessore Edi Cicchi.” Ed è proprio l’assessore alle politiche sociali, Edi Cicchi, a ricordare l’inizio di questa esperienza: “Li accompagnavo la mattina presto in Toscana. E vedevo questi ragazzi con le maglie e le borse da sportivi e mi trasmettevano gioia. Hanno messo in evidenza capacità che sino ad allora erano conosciute solo agli operatori. Quando mi hanno parlato di questo progetto non ho fatto altro che metterlo in rete, ho tessuto relazioni perché per fare in modo che i ragazzi abbiano una vita sociale c’è bisogno di metterli in relazione. Si è rivelata una cosa fenomenale.” Potere dello sport, della voglia di stare insieme e di divertirsi. Inseguendo un sogno che ha la forma di un pallone da calcio.

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